Un Psr che stimola l’innovazione

Approvati i primi bandi del Piano di sviluppo rurale 2014-2020 della Regione Emilia-Romagna. Si tratta del primo Psr italiano ad essere sdoganato da Bruxelles, con dotazioni che superano quelle delle altre regioni del Nord. Caratterizzato dal protagonismo del tema competitività, con misure inedite per lo sviluppo della innovazione e il trasferimento di conoscenze anche in viticoltura.


Assemblea regionale Emilia Romagna

PSR 2014-2020 logoVia libera ai primi bandi del Piano di sviluppo rurale dell’Emilia-Romagna. Quante di queste risorse potranno incentivare l’innovazione in vigneto? La caccia ai contributi è per fortuna uno sport finora relativamente poco praticato in viticoltura (almeno per i Psr, potendo contare su specifici fondi Ocm). Nel pilastro dello sviluppo rurale sono state però inserite le misure più interessanti in chiave di diffusione dell’innovazione. Opportunità da saper cogliere a partire dai prossimi mesi. Dopo il forzato stop di oltre un anno legato a difficoltà interpretative (e rimpalli burocratici tra Strasburgo e Bruxelles), il Psr dell’Emilia-Romagna, che può contare su una disponibilità complessiva di 1 miliardo 190 milioni di euro, è tra i primi ad essere stato approvato dall’Ue il 26 maggio scorso, nel primo gruppo di Regioni italiane. Soddisfatta l’Assessore all’Agricoltura Simona Caselli. “Siamo –dice – tra i primi in Italia a vederlo approvato e tra i primi a istituire il Comitato di sorveglianza (con la riunione dell’11 giugno a Polesine Parmense)”. Si tratta dell’organismo previsto dall’Ue  con  il compito di accompagnare  l’applicazione di tutto il Programma fino al 2020, approvando, tra l’altro, i rapporti annuali di esecuzione e le eventuali modifiche anche al piano finanziario.

Simona Caselli, Assessore all'agricoltura della Regione Emilia-Romagna

Simona Caselli, Assessore all’agricoltura della Regione Emilia-Romagna

Spesa riqualificata

Una delle novità più chiare rispetto ai precedenti periodi di programmazione è infatti che la spesa dei diversi Psr dovrà essere riqualificata. Non ci potranno più essere le corse dell’ultimo minuto per evitare il disimpegno delle risorse, perché gli obiettivi non riguardano solo la quantità di spesa, ma anche la qualità. Scordatevi la vecchia suddivisione dei Psr ben delimitata tra misure e competenze.  La struttura della programmazione 2014-2020 è infatti più simile allo spartito di una grande orchestra, con un intreccio tra 3 macrotemi (competitività, ambiente e clima, sviluppo del territorio), 6 priorità, di cui una trasversale rispetto ai 3 temi, 17 focus area, 15 misure e 66 diversi tipi di operazioni. Ogni intervento dovrà rispettare una condizionalità ex- ante, ovvero un pre-requisito per l’efficace e efficiente raggiungimento di un obiettivo specifico relativo a una priorità. Un vero banco di prova. Con l’amministrazione regionale che conferma la propensione verso le misure agroambientali (con i sostegni all’agricoltura biologica e all’integrato “avanzato” e un’assegnazione totale che coinvolge il 42,8% delle risorse), ma che non lascia sguarnito il fronte competitività (43,4% delle risorse), che tra le maggiori priorità comprende quella di “potenziare la redditività delle aziende agricole e la competitività dell’agricoltura in tutte le sue forme, promuovendo tecniche innovative ”. Una vera boccata di ossigeno: anche se il settore del vino si è ormai da tempo abituato a guardare soprattutto al mercato, l’assenza forzata di questi fondi (in un periodo di generale assenza di liquidità) ha di fatto generato una situazione di generale apnea, in cui molte aziende vitivinicole hanno deciso di posticipare qualsiasi spesa strutturale. Investimenti che adesso possono ripartire. Più contenute invece le risorse per il tema dello sviluppo del territorio (11,7%), anche perché ricade all’interno di quest’area lo stanziamento da 51,5 milioni di euro dedicato alla diffusione della banda ultra larga e al recupero del digital divide.

A tappe forzate

La road map del Psr prevede un ritmo serrato anche nella prossima estate. Il piano di distribuzione delle risorse prevede infatti che il grosso dell’emanazione dei bandi sia attuata nell’annualità 2015 (38% delle risorse) e 2016 (36%). Tanto che, dopo l’attribuzione delle indennità compensative per collina e montagna (in maggio), l’11 giugno sono già stati analizzati i criteri di selezione relativi ai prossimi bandi in uscita: aiuti all’avviamento d’impresa per i giovani agricoltori, premi di primo insediamento, formazione e consulenza tecnica e il programma Leader per lo sviluppo locale. E gli investimenti? I primi bandi sono previsti nella seconda metà dell’anno (con periodicità biennale, per cui se ne riparla nel 2017). “E in questo caso – specifica Franco Foschi, responsabile del Servizio di Sviluppo produzioni vegetali della Regione –, per evitare doppi finanziamenti, è stata prevista una precisa demarcazione tra il Psr e gli analoghi finanziamenti dell’Ocm vino”.

Franco Foschi, responsabile del Servizio di Sviluppo produzioni vegetali.

Franco Foschi, responsabile del Servizio di Sviluppo produzioni vegetali.

Dedica alla meccanica

In pratica rimangono in carico all’Ocm gli investimenti in impianti di cantina e nelle strutture di commercializzazione per micro, piccole e medie imprese (ma le grandi rientrano nel Psr – compresa forse Terre Naldi), mentre gli investimenti nelle attrezzature da vigneto (a parte quelle che rientrano nella misura delle ristrutturazioni degli impianti) sono a carico del Psr. Dove, all’interno della misura 4 è espressamente previsto per il settore vitivinicolo di “incentivare il miglioramento della meccanizzazione in un’ottica di minor impatto ambientale e miglioramento qualitativo delle produzioni”. Una misura che sembra calzare a pennello per molte delle tecnologie innovative presentate il 25 giugno tra i filari di Tebano. L’amministrazione regionale si aspetta molto da queste misure: le risorse messe a bilancio per la misura competitività assommano infatti a 515,7 milioni, ma con la percentuale di cofinanziamento l’output totale preventivato per la misura investimenti coinvolgerebbe, secondo le stime, 743 milioni di euro di investimenti totali, per un numero di progetti che arriva a 5.260. E se non basta si può  fare affidamento sulle risorse stanziate per la misura innovazione e conoscenza, finanziata dalla specifica misura “cooperazione” dedicata ai progetti più futuribili che ricadono all’interno del partenariato europei per l’innovazione (Pei) e che richiede l’attivazione, secondo una logica che parte dal basso, di Gruppi operativi (Goi) composti da viticoltori, ricercatori, consulenti: per diffondere l’innovazione bisogna darsi da fare.


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