Uno studio sul campo, a lungo termine, sull’effetto di zolfo e penconazolo sui lieviti in vigneto


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La superficie degli acini è la fonte primaria di lieviti vinari. La densità di popolazione e la diversità dei lieviti indigeni presenti sui grappoli d’uva, sono strettamente legate a numerosi fattori quali le condizioni climatiche, la collocazione geografica del vigneto, la maturazione, l’età del vigneto, il tipo di terreno ma anche i fattori agronomici in generale come, ad esempio, l’utilizzo di trattamenti fitosanitari. In questo studio i ricercatori hanno voluto valutare sul lungo periodo (3 anni consecutivi), gli effetti di due trattamenti anti oidio, a base di zolfo ed a base di penconazolo, sulle popolazioni di lievito presenti in vigneto. Gli studiosi hanno scelto lo zolfo in quanto principale elemento utilizzato nella viticoltura integrata, biologica e biodinamica ed il penconazolo quale prodotto più comunemente sfruttato nella viticoltura tradizionale. Le indagini hanno mostrato come tutti i ceppi di lievito siano più resistenti allo zolfo rispetto al penconazolo, ad eccezione del M. pulcherrima; il penconazolo, inoltre, ha colpito molto negativamente le popolazioni di lievito esercitando effetti negativi sia sulla quantità che sulla biodiversità. Solo l’utilizzo di basse dosi di zolfo si è rivelato valido nel controllare l’infezione preservando al contempo la vitalità dei lieviti e la loro capacità fermentativa. Per questo motivo i ricercatori concludono che il ricorso allo zolfo dovrebbe essere preferito sia da coloro che attuano una viticoltura biologica, sia da coloro che praticano una viticoltura di tipo tradizionale.

 

(Gustavo Cordero-Buesoa, Teresa Arroyob, Eva Valeroa). A long term field study of the effect of fungicides penconazole and sulfur on yeasts in the vineyard. Food Sciences and Chemical Engineering.


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