Valpolicella, una piramide territoriale che si ribalta

Nonostante derivino dallo stesso vigneto e dalla medesima piattaforma ampelografica – caratterizzata dalle varietà Corvina Veronese e Rondinella – le produzioni territoriali della Valpolicella (due DOCG e due DOC) hanno in realtà proprie identità e diversità, non soltanto per quanto riguarda le peculiarità del processo e le caratteristiche di prodotto ma anche rispetto alle perfomance sui mercati nazionali ed esteri.
I dati Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare) e quelli resi noti da Siquria s.r.l., Organismo di certificazione delle produzioni vitivinicole, forniscono infatti alcuni indicatori (sia in termini di volume che di valore) del ‘sistema Valpolicella’, sui quali vale la pena riflettere.

Quali numeri

È cresciuto sino a quasi 7.300 ettari (+3%), rispetto alla campagna vitivinicola 2012-2013, il vigneto rivendicabile con la DOC «Valpolicella» dal quale è possibile ottenere – nel rispetto delle regole previste dai rispettivi disciplinari di produzione – uve atte a divenire DOC «Valpolicella Ripasso», DOCG «Amarone della Valpolicella» e DOCG «Recioto della Valpolicella» che, negli ultimi due casi, devono essere sottoposte ad un preliminare appassimento.
Tuttavia, a fronte di un incremento registrato nel 2013 per la base produttiva e per i volumi di vino atto a divenire, la quota di vino certificato «Valpolicella» DOC è di fatto crollato da 443 mila a 154 mila ettolitri (-65,3%).
Secondo i dati Ismea, infatti, il rapporto tra produzione certificata/potenziale è pari a 43,50% mentre quello tra vino imbottigliato/certificato ammonta a 96,75%; in altre parole, è calata la quota di vino destinata alla certificazione ma, una volta certificato, viene per la maggior parte confezionato; non a caso, il calo della produzione certificata influenza fisiologicamente anche quello dei volumi imbottigliati (-66,6%).
Ma dai dati resi noti da Siquria, scomposti per singola tipologia, relativi agli imbottigliamenti comunicati all’Organismo di controllo, si evidenzia che, a fronte dell’effettivo calo registrato per la DOC «Valpolicella» (-20%) e «Valpolicella» Classico (-11,5%), la tipologia DOC «Valpolicella» Superiore e la DOC «Valpolicella Ripasso» sono in realtà cresciuti in termini di volume confezionato, rispettivamente +23% e +15%.
In ogni caso, uscendo dal disciplinare della DOC e rivolgendo lo sguardo ai meccanismi che caratterizzano il ‘sistema Valpolicella’, si nota tutt’altro passo e vitalità, invece, per la DOCG «Amarone della Valpolicella» che, insieme alla DOCG «Recioto della Valpolicella», nel 2013 ha incrementato la produzione certificata, +35,60%.

Continua il successo dell’Amarone

I dati Ismea e dell’Organismo di certificazione Siquria devono essere visti nell’ambito di un percorso che negli ultimi anni – e non soltanto dell’ultima campagna vitivinicola – ha visto i numeri della DOCG «Amarone della Valpolicella» in netta crescita rispetto alle altre DOP territoriali anche in termini di prezzi alla Gdo che, nel primo semestre 2014, hanno registrato un incremento medio del +7%.
Si tratta di un mercato evoluto velocemente negli ultimi anni e in tal senso i dati del Consorzio di tutela sono piuttosto chiari: la DOC «Valpolicella» si è quasi dimezzata, da 41 milioni a 22 milioni di bottiglie mentre, nello stesso periodo, l’Amarone è balzato da 8,5 milioni di bottiglie del 2005 ad oltre 13 milioni di bottiglie del 2012, sino alle 13,4 milioni del 2013.
A dare soddisfazioni è anche la DOC «Valpolicella Ripasso», ‘strutturalmente’ legata all’Amarone e al Recioto della Valpolicella (dato che le vinacce DOCG sono impiegate per l’ottenimento della DOC), in crescita del +10,8% in volume e +14,5% in termini di fatturato.

Come evolve la piramide territoriale

La DOCG al vertice della piramide territoriale continua a registrare numeri da record ma al di là del successo – e degli immediati riscontri economici – ci si chiede se l’impostazione piramidale rischia (in prospettiva) di perdere la sua armonia considerando che, contestualmente all’ampliamento del vertice, la base (DOC «Valpolicella») si restringe.
Aspetto grafico a parte, soddisfare a tutti i costi una domanda di mercato crescente potrebbe tradursi – nel medio-lungo termine – in una ‘svalutazione’ della produzione che (insieme al Recioto) si colloca al vertice del ‘sistema Valpolicella’. D’altra parte, l’attuale ventaglio dei disciplinari di produzione (che deriva dalla scomposizione in diverse denominazioni di origine delle tipologie una volta contenute nel disciplinare Doc «Valpolicella») contempla un’unica – e condivisa – area di produzione delle uve; in altre parole, il reciproco equilibrio tra le produzioni vitivinicole della Valpolicella è di fatto nelle scelte degli imprenditori che, mediante le proprie valutazioni tecniche ed economiche, spostano gli equilibri e le priorità del sistema produttivo. In molti casi si cerca evidentemente di sfruttare – e assecondare – il vento a favore che proviene dalla domanda, soprattutto estera, di vino DOCG «Amarone della Valpolicella» a scapito tuttavia delle altre produzioni territoriali, in particolar modo della DOC «Valpolicella» collocata alla base della piramide territoriale.
La strada in discesa per l’Amarone e quella in salita per il Valpolicella-base sono confermate anche dalle stime Ismea, relative al valore all’origine dei vini (sfusi) certificati a denominazione di origine.
Secondo la rilevazione Ismea, nel 2013 il Veneto enoico (Prosecco incluso) ha presentato nel complesso un valore pari a quasi 620 milioni di euro, -6,8% rispetto al valore stimato per il 2012; d’altra parte, la il differenziale produttivo tra il 2012 e il 2013 è cresciuto, +9,1%.
Nel dettaglio, anche le stime Ismea confermano su base annua – in continuità con un trend piuttosto consolidato – il boom della DOCG «Amarone della Valpolicella» sia in termini di volume che di valore (+12,6%), quest’ultimo pari a oltre 93 milioni di euro; così come risulta piuttosto evidente il crollo della DOC «Valpolicella» che – sempre su base annua 2013/2012 – ha registrato, oltre ad una forte flessione dei volumi, un repentino calo del valore, da 111 milioni di euro a 37,5 milioni di euro (-66,2%).
Valpolicella_PIRAMIDE

Quali considerazioni

È evidente che il calo della DOC «Valpolicella» è anche dovuto alla destinazione privilegiata del vino potenzialmente certificabile alla produzione di Ripasso, come detto legato a doppio nodo alle sorti delle DOCG Amarone e Recioto della Valpolicella.
Infatti, come accennato, l’attuale successo della DOCG «Amarone della Valpolicella» si porta (per il momento) dietro le ottime performance del Ripasso, ottenuto dalla rifermentazione dei vini (appunto ‘ripassati’) sulle vinacce residue delle DOCG, fermo restando il rispetto di un rapporto massimo di 1:2 stabilito dal disciplinare di produzione; in altre parole, da un litro di Amarone è possibile ottenere (dopo il ‘ripasso’ sulle vinacce d’uva) due litri di vino DOC.
Probabilmente anche alla luce dell’anomala vendemmia 2014, l’ultima riflessione tra gli addetti ai lavori riguarda proprio l’opportunità di svincolare la produzione di vino DOC «Valpolicella Ripasso» da quella dell’Amarone, quest’ultimo (secondo alcune posizioni) inevitabilmente destinato alla produzione anche per poter soddisfare la (crescente) domanda di vino Valpolicella Ripasso.
L’ipotesi di modifica dei disciplinari (prevedendo per la DOC «Valpolicella Ripasso» un breve appassimento delle uve) potrebbe tra l’altro andare a favore (e a tutela) del profilo qualitativo della DOCG: in vendemmie particolarmente difficili e complesse (come quella 2014) sarebbe possibile infatti rimodulare la produzione di Amarone senza influenzare quella di Ripasso che anzi potrebbe avvantaggiarsi di un bacino produttivo non dirottato (come invece avverrebbe nelle annate migliori) a favore della DOCG.

di Stefano Sequino  

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