Vecchi vigneti eroici sulle pendici del Vallese

Florian Besse: 1300 ore di lavoro per il rilancio delle vitivinicoltura svizzera


vallese

Un vigneto da lavorare tutto e soltanto a mano quello del produttore svizzero Florian Besse, proprietario della Caveau Florian Besse, nel Cantone Vallese, terza generazione di una famiglia di piccoli vigneron. I cinque ettari di Mounsier Besse sono in diversi appezzamenti sulle colline scoscese di Martigny e tutti terrazzati, in un contesto paesaggistico di invidiabile bellezza. Però, viste le condizioni orografiche, la lavorazione esclusivamente manuale fa lievitare i costi di gestione e mantenimento.

Elogio della ripidità

«Ogni ettaro di vigna – ci dice Florian Besse – comporta oltre 1.300 ore di lavoro contro le 90 di un ipotetico vigneto meccanizzabile. Noi però facciamo tutto a mano, la meccanizzazione sarebbe impossibile su terreni così ripidi e frammentati. Ma sono soddisfatto: faccio da sempre questo lavoro e nel mio piccolo contribuisco a preservare un paesaggio vitato così caratteristico».

La cantina, certificata per la qualità dei prodotti, la sostenibilità, il metodo produttivo biologico ed ecologico, coltiva vigne di Pinot nero, Gamay, Petit arvin, Chasselas, Johannisberg, Sylvaner e altre, per un totale di 11 varietà coltivate. La vendemmia comincia di solito a metà settembre con il Pinot nero, lo Chasselas, il Gamay, per poi continuare con le uve a maturazione tardiva. Complessivamente Florian Besse produce 50mila bottiglie distribuite su una gamma di 17 etichette; produzione che vende quasi interamente in Svizzera, circa il 25% agli enoturisti che sempre più numerosi visitano la sua cantina. I vini costano dai 13 ai 26 franchi (12-24 euro) a bottiglia, in cantina.

Problema di riconoscibilità

Ma nella Svizzera vinicola ci sono luci e ombre. «Un problema importante è quello della remunerazione – sottolinea Besse -. I vini svizzeri ormai conquistano medaglie e riconoscimenti all’estero ma i nostri connazionali non sono disposti a spendere il giusto per i nostri vini, quando invece spendono tante volte di più per affermate etichette straniere. È un problema di riconoscibilità. C’è ancora la percezione che i nostri vini non valgano tanto. Sono poco conosciuti, noi produttori siamo piccoli e non riusciamo a fare azioni importanti di marketing e comunicazione. Ribadisco – ci risponde Blesse – la qualità c’è tutta, il problema è la percezione interna. Al Vinalie di Parigi, ad esempio, la Svizzera ha conquistato 36 medaglie d’oro, di cui 32 per i vini del Vallese. Ripeto, siamo piccoli e poco conosciuti in patria».

Marsanne e Fendant

I produttori locali sono oltre 700 e si contendono appena 5mila ettari di vigne. «L’enoturismo è fondamentale – continua Besse – e può rappresentare una risorsa, un efficace fattore di sviluppo. Nella nostra cantina riceviamo circa 3mila enoturisti l’anno». L’accoglienza è amichevole, il viticoltore dispensa volentieri informazioni e spiegazioni sulle tecniche di vinificazione, di coltivazione e sulle peculiarità del vigneto. Durante la nostra visita abbiamo degustato un Marsanne in purezza, vino piacevolmente abboccato, con buona acidità e freschezza e note di frutta esotica, e un Fendant da uve Chasselas, secco, fruttato, note di ananas e fiori bianchi, minerale, delicato e fresco. Le visite sono su prenotazione, esclusa la domenica, al costo di 8-12 franchi (7-10 euro) a persona, gratuite in caso di acquisti.

 

L’identikit Aziendale

Nome: Caveau Florian Besse

Località: Route de Plan-Cerisier 11, Martigny-Croix (Valais), tel +41/027.7220023 www.vinbesse.ch

Storia: Domaine famigliare di proprietà famigliare da 3 generazioni.

Superficie: 4,5 ettari terrazzati sulle pendici sopra il villaggio di Martigny, con un’ottima esposizione.

I vigneti: Vecchie vigne di 15-40 anni (Gamay, Pinot nero, Chasselas, Sylvaner del Reno, Petite arvin, Pinot grigio. 15-20 anni: Diolinoir; 10-15 anni Gamaret; 10 anni Cornalin; 6-12 anni di Syrah e Marsanne.

Produzione: 17 diverse etichette, tutte ad “appellation d’origine contrôlée”

 

Foto di Massimiliano Rella

 

Leggi l’articolo completo è pubblicato su VigneVini n. 5/2016

L’edicola di VigneVini


Pubblica un commento