POLITICA –

Confagricoltura contesta la liberalizzazione dei diritti. Inea: garantito un controllo sulla produzione. Uiv: senza licenze inevitabile l’eccesso di offerta.

Vigneti, deregulation sotto attacco

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Sulla possibilità che la deregulation dei vigneti venga bloccata penso che i produttori italiani possono stare tranquilli». È un messaggio distensivo quello portato dal presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Ue, Paolo De Castro nel corso del proprio intervento al convegno di Confagricoltura sul «Ruolo dei diritti di impianto sul futuro vitivinicolo europeo». Un incontro, quello che si è tenuto nei giorni scorsi a Roma, voluto da Confagricoltura proprio per fare il punto sull’attività del gruppo di Alto livello istituito dal Commissario all’Agricoltura, Ciolos proprio per studiare possibili contromisure alla possibile liberalizzazione dei diritti di impianto. Una deregulation fissata dalla Riforma dell’Ocm vino per il 2015 (con possibile proroga al 2018) che Bruxelles vuole nell’ottica di dare una spinta liberalizzatrice al settore vitivinicolo comunitario ma che è fortemente osteggiata dai produttori europei che temono invece come dalla deregulation dei diritti di impianto possa derivare un’esplosione delle superfici a vigneto in Europa e della relativa produzione con conseguente crollo dei prezzi. «La scelta del Commissario Ciolos – ha detto De Castro – di istituire un gruppo di alto livello sulla questione è stata già contestata dalla Commissione Agricoltura. Perché se c’è una posizione su una questione sollevata da Bruxelles sul settore vino, che è appoggiata da 15 paesi membri che rappresentano il 98% della viticoltura Ue e che è in grado di raccogliere un’ampia maggioranza anche nel Consiglio dei ministri Ue che bisogno ha la Commissione di istituire un gruppo di Alto livello per studiare ancora la questione? Su questa questione, poiché il potere decisionale spetta in Europa a Consiglio e Parlamento Ue, sono pronto ad andare fino in fondo verificando, se sarà il caso, persino le competenze del Parlamento in base al trattato di Lisbona».
Nel corso dell’incontro di Confagricoltura è stato anche presentato un rapporto effettuato da Inea (insieme con Inra, Università di Padova, Cirve di Montpellier) per il Parlamento europeo centrato proprio sul funzionamento dei diritti di impianto. «Abbiamo analizzato il funzionamento del sistema delle licenze – ha spiegato Roberta Sardone dell’Inea – in diversi paesi europei nei quali è previsto. I principali pregi sottolineati dai viticoltori sul sistema dei diritti sono che da un lato ha consentito un controllo quantitativo sulla produzione e sull’offerta, il tutto senza aggravi per il bilancio comunitario. E dall’altro, garantendo il valore patrimoniale del vigneto, ha consentito una buonuscita ai produttori che decidevano di uscire dal settore. Tuttavia non sono solo rose e fiori. In generale è stata lamentata una scarsa trasparenza soprattutto per quanto riguarda i trasferimenti dei diritti aspetto che ha alimentato in diversi casi dei fenomeni speculativi. E su questo bisognerà fare attenzione introducendo dei correttivi. La strada da privilegiare – ha concluso la ricercatrice di Inea – sembra quella di una proroga dell’attuale regime con alcuni correttivi. Molto più complessa invece sarebbe la strada della deregulation, perché richiederebbe una tale mole di aggiustamenti, necessari per evitare impatti negativi, da annullare qualsiasi effetto semplificazione ».
Una ferma opposizione a qualsiasi ipotesi di liberalizzazione è stata sottolineata anche dal presidente dell’Unione italiana vini, Lucio Mastroberardino. «Sui vigneti noi siamo contro qualsiasi ipotesi di “liberi tutti” – ha spiegato il presidente dell’Uiv – perché determinerebbe una oversupply, una sovrapproduzione, cioè proprio quello che la riforma dell’Ocm vino vorrebbe combattere. In Italia abbiamo deciso che il valore del vigneto è legato a origine e identità. E i diritti di impianto tutelano proprio questi valori ».
«Dobbiamo tenere ferma la nostra posizione sui diritti di impianto – ha concluso il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi -. Nel tempo il sistema dei diritti ha contribuito a preservare l’azienda viticola legata al territorio e ha permesso l’insediamento dei giovani. Eliminarlo comporterebbe conseguenze gravissime per il nostro paese con eccedenze produttive, delocalizzazione in zone a più alta resa per ettaro e competizione solo in termini di prezzo».


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