320 richieste di modifica dei disciplinari –

Dalla creazione di micro-cru per spingere al massimo la differenziazione, alla richiesta di Doc uniche per un’intera produzione regionale (come nel caso della Sicilia). Dai giri di vite sul fronte della qualità – come la richiesta di fissare caratteristiche organolettiche anche per i vini ancora allo stadio di semilavorato (come nel caso del Chianti classico) – all’ondata di domande per utilizzare anche le confezioni «bag in box».

Vino, dopo la riforma Ocm

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Dalla creazione di micro-cru per spingere al massimo la differenziazione, alla richiesta di Doc uniche per un’intera produzione regionale (come nel caso della Sicilia). Dai giri di vite sul fronte della qualità – come la richiesta di fissare caratteristiche organolettiche anche per i vini ancora allo stadio di semilavorato (come nel caso del Chianti classico) – all’ondata di domande per utilizzare anche le confezioni «bag in box», sempre più diffuse nei nuovi mercati anche per i vini a denominazione d’origine. Sono queste le principali indicazioni che emergono dalla vera e propria pioggia (ben 320 domande) di richieste di nuovi riconoscimenti Docg, Doc o Igt o di modifica dei disciplinari già in vigore giunte al Comitato vini del ministero per le Politiche agricole. Una corsa, tra l’altro, ampiamente prevista dal momento che con l’entrata in vigore delle nuove regole sui vini a denominazione d’origine le richieste di riconoscimento di nuove Doc o di modifica di disciplinari già riconosciuti presentate dopo il 1° agosto di quest’anno non saranno più vagliate a livello nazionale ma saranno esaminate direttamente da Bruxelles. E solo le richieste avanzate entro lo scorso 1° agosto continueranno a godere di un iter solo nazionale visto che il Comitato vini avrà tempo per definirle fino al 31 dicembre del 2011. E da qui la pioggia di domande.

«L’80% di queste 320 nuove richieste sono pervenute negli ultimi due mesi – spiega il presidente del Comitato vini del Mipaaf nonché direttore di Assoenologi, Giuseppe Martelli –. Una valanga di domande che ha portato il Comitato dall’inizio dell’anno a oggi a valutare 102 pratiche contro le 107 valutate dallo stesso organismo nel quinquennio precedente».

Sotto il profilo dei riconoscimenti, alcuni sono il frutto di un riassetto più ampio di una denominazione (come la richiesta della Docg per l’Amarone e il Recioto nel caso della Valpolicella) oppure come nel caso del Verdicchio di Jesi. Altre sono modifiche al nome di Doc già riconosciute, avviate per blindare anche il nome del vitigno (Falanghina del Sannio) o creare una Doc regionale (come la già citata Doc Sicilia). Nel quadro del riassetto delle Doc va evidenziato l’unico caso di accorpamento, realizzato in Piemonte: verranno infatti riuniti in un’unica denominazione Dolcetto di Dogliani e quello delle Langhe Monregalesi.

«Per le Igt – aggiunge Martelli – la quasi totalità delle richieste di modifica riguarda la delimitazione della zona di vinificazione. Requisito che in precedenza non era previsto e che ora viene invece richiesto dalle nuove regole sui futuri vini Igp».

L’altro ampio gruppo di modifiche (l’apripista Soave è stato seguito da altre 50 denominazioni circa da Valpolicella a Gambellara, dall’Igt Toscana al Maremma Toscana, dal Montepulciano al Trebbiano d’Abruzzo, dal Castel del Monte al San Severo) riguarda la corsa alle confezioni bag in box ovvero i contenitori sottovuoto di plastica racchiusi in scatole di cartone (da non confondere quindi con i brik) della capienza minima di 2 litri (ma che possono raggiungere anche i 15 litri). Tali contenitori dallo scorso anno (Dm 4 agosto 2008) possono essere utilizzati anche dai prodotti Doc (sono esclusi i Docg, i vini “riserva”, “superiore” o che fanno riferimento a particolari sotto zone) che ne fanno richiesta e che provvedono a modificare il proprio disciplinare. «Si tratta di un formato inventato negli Usa ma che sta letteralmente spopolando nei Paesi del Nord Europa – aggiunge il presidente del Comitato vini –. Paesi in cui il minor ricorso al vetro deriva da una più spiccata sensibilità ambientale ma anche – per effetto del freddo e della frequente presenza di ghiaccio nelle strade – di contenitori infrangibili e resistenti agli urti da caduta. Come appunto le confezioni sottovuoto bag in box».

«Oltre a nuovi riconoscimenti e contenitori – spiegano alla Federdoc – l’altro rilevante gruppo di richieste di modifica ha riguardato le nuove tipologie. Ovvero molti disciplinari, laddove non era previsto, hanno allargato la gamma di prodotti a frizzanti, rosati o passiti».


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