Catania (Mipaaf): la Francia guida il fronte a favore della revisione –

Al workshop di Confagri emerge la richiesta di rivedere la liberalizzazione dei vigneti prevista nel 2015

Vino, giochi aperti sulla deregulation

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Difficile una proroga della distillazione come non credo ci siano spazi per riaprire il dossier zuccheraggio. Mentre invece sono ottimista sulla possibilità di riaprire la discussione sulla liberalizzazione degli impianti prevista per dopo il 2015, perché molti paesi produttori, Francia in testa, lo chiedono». Dalla dichiarazione del capo dipartimento del Mipaaf, Mario Catania, resa nel corso del workshop di Confagricoltura sul vino che si è tenuto nei giorni scorsi a Roma, emerge la volontà del Mipaaf a sostenere la richiesta di molti paesi produttori Ue di rivedere la deregulation degli impianti.
Gli allarmi lanciati dai produttori europei e le dichiarazioni rese prima dal cancelliere tedesco, Angela Merkel, e più recentemente dal presidente francese, Nicolas Sarkozy (si veda «Agrisole» n. 5/2011) sembrano aver colpito nel segno, e anche in Italia si allarga in fronte di coloro che sono pronti a dare battaglia per rivedere una deregulation che rischia di rivelarsi una vera e propria iattura per il vino europeo.
La prospettiva della liberalizzazione degli impianti preoccupa non poco i viticoltori italiani che temono ne derivi una crescita delle superfici e una conseguente caduta dei valori fondiari.
Dei vincoli e delle opportunità legate all’Ocm vino si è discusso nel corso dell’incontro voluto da Confagricoltura. «L’Italia negli ultimi anni ha dimostrato di spendere totalmente il proprio budget di risorse – ha spiegato nella sua relazione, Palma Esposito di Confagricoltura –. Tuttavia anche con un trend della spesa positivo non mancano le difficoltà. Da un lato, non va dimenticato che hanno continuato a svolgere un ruolo chiave le vecchie misure di distillazione e gli aiuti ai mosti, misure che saranno sospese dopo il 2012, mentre hanno mostrato difficoltà a decollare le nuove misure della vendemmia verde e delle assicurazioni sul raccolto. Senza contare che gli investimenti sulla ristrutturazione e riconversione dei vigneti, rischiano di scontrarsi con un livello dell’aiuto unitario (circa 10mila euro a ettaro) ormai distante dai reali costi di mercato e in generale con la generale difficoltà dei viticoltori, dinanzi a un aiuto che copre il 50% dell’investimento, di avere accesso al credito».
Altri due capitoli centrali dell’Ocm riguardano gli incentivi alla promozione e la politica della qualità. «Sul fronte della promozione – ha aggiunto la Esposito – notiamo che a fronte di un positivo andamento dei progetti nazionali (pari a un terzo del totale) qualche difficoltà si comincia a riscontrare nella spesa delle Regioni. Forse occorrerebbe valorizzare di più la spesa nazionale. In secondo luogo, sul fronte della qualità, notiamo che da parte di Bruxelles arrivano richieste sempre più insistenti per arrivare a una razionalizzazione delle denominazioni. Siamo infatti arrivati a quota 504 riconoscimenti che Bruxelles ritiene difficile difendere sui mercati internazionali e quindi sostiene la necessità di una razionalizzazione».
«Le criticità delle Doc – ha aggiunto il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni – sono di certo un aspetto da approfondire, come d’altro canto, occorre avviare qualche riflessione anche sul nuovo assetto dei controlli. Ma non va dimenticato che la competitività delle imprese italiane passa anche dalla burocrazia e cioè dall’eliminazione delle sovrapposizioni che spesso ci sono, sulle medesime materie, fra enti diversi. Sotto il profilo della s e m p l i f i c a z i o n e Confagricoltura ha presentato 30 proposte, perché siamo convinti che questo capitolo sia decisivo per il rilancio delle imprese italiane».


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