OCM UNICA –

Confermati restyling dei vigneti e vendemmia verde. Potenziata la misura con più adesioni

Vino, la promozione cambia

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Conformata e rafforzata la misura della promozione del vino. La maratona del processo di codecisione europeo, assieme alla nuova Pac, ha infatti sdoganato anche la nuova Organizzazione comune dei mercati (Ocm), in applicazione dal 1° gennaio di quest’anno. La disciplina di riferimento (Reg. 1308/2013), pubblicata di recente sulla Gazzetta ufficiale europea, prevede per il settore vitivinicolo, in continuità con la precedente Ocm, lo sviluppo di programmi nazionali di sostegno. Programmi in parte confermati e in parte, tra quelli in phasing-out, esclusi rispetto al passato e una misura, il sostegno all’innovazione (art. 51 del Regolamento), introdotta ex-novo tra i progetti finanziabili.

Tra le iniziative confermate vi sono la ristrutturazione dei vigneti, la vendemmia verde e, appunto, la promozione dei vini sui mercati dei paesi terzi. Si tratta della misura che nel precedente periodo di programmazione ha riscosso il maggior successo in termini di adesioni e contributi, stanziati ed erogati a livello nazionale. Un effetto del successo di questa misura si può riscontrare nel contestuale exploit dell’export dei vini Made in Italy nei paesi extra-Ue che, negli ultimi anni e nonostante la crisi, ha fatto registrare interessanti performance sia in termini di volumi che di fatturato.

La riforma dell’Ocm ha introdotto un’importante novità rispetto alla precedente versione della promozione del vino sui mercati esteri. Nella nuova veste, infatti, sarà possibile cofinanziare (fino al 50% della spesa ammissibile) iniziative dirette non soltanto ai mercati extra-UE ma anche a livello comunitario, seppure (questione non trascurabile) con strumenti e con una diversa strategia che differenziano nettamente gli ambiti di applicazione dei due macro-mercati, fuori e dentro i confini dell’Unione Europea.

Solo salute e origine

Un allargamento dei confini che viene incontro alle istanze formulate dal mondo produttivo. Le regole previste per il mercato comunitario (art. 45) sono però diverse.

In Europa, infatti, le attività finanziabili appaiono di fatto un “sottoinsieme” delle attività previste per i mercati extra-Ue, che ammette la promozione e l’informazione relativamente al sistema delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche (non sono contemplati i vini «varietali» non territoriali) e al consumo responsabile dei prodotti vitivinicoli, iniziativa coerente con le linee di intervento che contrastano l’abuso di alcool e tutelano la salute dei cittadini europei.

Per i paesi terzi, invece, le attività finanziabili – nella sostanza invariate rispetto al passato – hanno l’obiettivo di implementare la competitività delle imprese vitivinicole dell’Unione Europea e stimolare l’export che, nel periodo di applicazione della misura, ha registrato un trend al rialzo sia in termini di volumi che di fatturato.

Brand esclusi?

Dalla lettura del regolamento, pertanto, sembrerebbe non sia possibile far riferimento alle imprese vitivinicole né ai marchi aziendali ma soltanto ai soli vini Docg e Doc in modo da evitare, in sostanza, che vi siano fenomeni di concorrenza tra realtà imprenditoriali dell’Ue. Sarà però possibile, in tal caso, promuovere e valorizzare sui mercati le produzioni vitivinicole come, ad esempio, le Docg Barolo, Chianti e Cerasuolo di Vittoria ma senza poterle associare ai produttori che, nell’ambito della filiera, sono assoggettati al sistema di certificazione.

In altre parole, la promozione propriamente detta continuerà ad essere attuata a livello extra-UE a favore dei vini Dop, Igp ed anche «varietali», confinando in Europa le iniziative, anch’esse importanti, relative all’informazione “di sistema”, sempre in attesa di quanto verrà poi stabilito dai Regolamenti attuativi che, con un maggior livello di dettaglio, andranno fissare le modalità e gli ambiti di intervento.

Impennata dell’export

Il successo della promozione dei vini made in Italy nei paesi terzi è dimostrato anche dall’export che negli ultimi anni ha seguito un trend in netta crescita.

I dati Istat rappresentano infatti, dal 2009 (anno di prima applicazione della misura) al 2012, un rialzo delle esportazioni di vino (spumanti compresi) nei paesi extra-UE pari a +30,3% in volume (in termini assoluti oltre 1,1 milioni di ettolitri di differenziale) e +48,1% in termini di introiti (quasi 560 milioni di euro). Numeri che, nel decennio 2002÷2012, hanno subìto un incremento rispettivamente del +31,8% e +64,8% con i maggiori picchi di incremento registrati nel triennio 2010÷2012.

Osservando poi l’andamento per singola annualità dal 2008 al 2012, è possibile affermare che l’export destinato ai paesi extra-UE ha progressivamente eroso il bacino vendite in ambito comunitario; nel 2009 infatti, l’export diretto ai paesi terzi rappresentava, rispetto all’export Mondo, il 19,2% in volume e il 33,2% in fatturato, indicatori che nel 2012 sono rispettivamente cresciuti sino al 23,5% e 36,8% rispetto al totale dell’export.

Tra i paesi clienti che hanno contribuito all’incremento del fronte commerciale extra-UE si confermano (con aumenti a due cifre sia in termini di quantità di vino che, soprattutto, in termini di fatturato) gli Stati Uniti e il Canada dove, peraltro, i fondi della promozione sono stati spesso utilizzati per consolidare mercati particolarmente importanti per il made in Italy.

Dai dati Istat si nota anche una crescita, seppure contraddistinta da una curva meno accentuata rispetto al contesto extra-UE, delle vendite intracomunitarie a favore dei partner europei (in particolare Germania e Regno Unito) che rappresentano, nel complesso, il maggior mercato estero del vino italiano.

Anche i dati Istat relativi al 2013, seppure limitati al periodo gennaio-settembre, hanno confermato la tendenza al rialzo delle vendite a favore dei paesi terzi rispetto agli Stati membri dell’Ue seppure questi ultimi soddisfino oltre il 62% della domanda estera.

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