Vite: rifinitura posticipata della potatura invernale

Uno strumento tecnico innovativo e flessibile per il controllo della produttività e della maturazione dell’uva e per contrastare l’impatto del clima negli anni difficili


vite

L’incremento di energia, soprattutto sotto forma di calore quale principale conseguenza del riscaldamento del pianeta, recentemente riscontrato anche in numerosi areali viti-vinicoli, sta amplificando i fattori di rischio ed aumentando sia il numero che l’intensità degli eventi meteorologici che possono essere pregiudizievoli per la vite. Tra questi ultimi particolarmente dannosi risultano essere le ondate di calore, la siccità e l’aumento delle precipitazioni intense. In tale contesto, tutte le attività agricole, che si svolgono prevalentemente all’aperto, richiedono interventi di natura “preventiva” e/o “adattativa”, a medio e lungo termine, e di tipo “mitigativo”, nel breve periodo. Con riferimento a questi ultimi sono necessarie conoscenze approfondite sia riguardo la capacità di predire, con sufficiente anticipo, gli eventi meteo potenzialmente pericolosi attraverso la disponibilità continua e capillare di dati meteo, sia per quanto attiene alle tecniche colturali capaci di contenere e/o annullare gli effetti negativi che ne conseguono (Palliotti et al. 2014a). Pertanto, in annate caratterizzate da periodi primaverili ed estivi particolarmente freschi e piovosi, quali 2002, 2005, 2006, 2010 e 2014, l’attenzione deve essere rivolta prevalentemente alla pressione dei patogeni, al controllo del vigore delle piante ed al rapido allontanamento delle acque in eccesso dai vigneti, mentre in annate calde e siccitose, quali 2003, 2007, 2011, 2012 e 2015, si richiede un accurato controllo dei processi di maturazione dell’uva.

Tra le principali conseguenze che si possono avere nelle annate siccitose annoveriamo:

1) l’accorciamento della durata delle fasi fenologiche che, anticipando l’invaiatura, va a collocare il decorso della maturazione dell’uva nei periodi più caldi dell’anno causando un accumulo troppo rapido di zuccheri che alla vendemmia risultano spesso troppo elevati nonché associati a scarsi livelli di acidità e di colore, a pH elevati e aromi atipici;

2) l’insorgenza precoce di stress idrici, termici e radiativi, già in maggio/giugno, con piante sofferenti e poco produttive a causa della ridotta allegagione e dello scarso accrescimento degli acini; il tutto spesso aggravato da drastiche limitazioni nella capacità fotoassimilativa delle chiome, che possono presentare fenomeni di fotoinibizione cronica a carico delle foglie (clorosi, necrosi e caduta), che limitano il regolare decorso della maturazione degli acini.

In un’ottica di controllo e/o mitigazione di tali problematiche possono essere utilizzate tecniche colturali di recente messa a punto, quali la defogliazione in post-invaiatura della porzione medio-alta della chioma (Palliotti et al. 2013a), l’applicazione tardiva di anti-traspiranti (Palliotti et al. 2013b) e la cimatura tardiva dei germogli (Filippetti et al. 2015). Queste tecniche, essendo applicabili in fase di post-invaiatura, hanno il vantaggio di …

 

(*) Dip. Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, Università di Perugia

(**) Dip. Scienze delle Produzioni Vegetali Sostenibili, Università Cattolica del Sacro Cuore, Piacenza

(***) Dip. Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, Università Politecnica delle Marche, Ancona

 

 

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