Vitigni resistenti IGA-VCR, ok alla registrazione

Sbloccata l’iscrizione delle 10 varietà antiperonospora e antioiodio messe a punto in Friuli. Cambiano le denominazioni dopo i rilievi del Mipaaf, ma rimane il richiamo al “parentale”


Eugenio Sartori.

Via alla coltivazione dei vitigni resistenti made in Friuli. Sbloccata finalmente la registrazione delle varietà messe a punto da Iga, istituto di genomica agraria di Udine in collaborazione con Vcr, Vivai cooperativi Rauscedo e in grado di abbattere la necessità di trattamenti contro peronospora e oidio. La Gazzetta ufficiale serie generale n.199 del 28 agosto 2015 pubblica infatti il Decreto del Ministero della Politiche agricole del 4 agosto, riguardante “Modifiche e integrazioni al Registro nazionale delle varietà di vite”. Dieci le nuove varietà ammesse (si veda tabella). Vengono così autorizzate con un ritardo di 3 anni le varietà presentate per l’iscrizione da parte della Regione Friuli Venezia Giulia. A sbloccare la pratica è stato il compromesso raggiunto sulle eccezioni sollevate dai tecnici del Mipaaf riguardo al richiamo al nome del parentale, ovvero alla varietà di Vitis vinifera da cui si è partiti nel programma di introgressione dei caratteri di resistenza tramite reincrocio, e che costituisce oltre il 90% del “sangue” delle nuove varietà. Vignevini ne ha parlato diffusamente negli ultimi anni (l’ultima su VV 4/2015). La disponibilità dei proponenti a ribattezzare le varietà ha fatto sì che solo Fleurtai, Soreli e Julius conservassero il nome originario.

Ribattezzati invece Cabernet Eidos e Cabernet Volos (su VigneVini 4 li avevamo presentati come Royal Cabernet e Petit Cabernet); Merlot Kanthus e Merlot Khorus (che erano Royal Merlot e Petit Merlot); Sauvignon Kretos, Sauvignon Nepis e Sauvignon Rytos (ex- Early Sauvignon, Petit Sauvignon, Sauvignon Dorè). Di fatto rimane il richiamo del parentale (difficile pretendere il contrario dopo che si sono già registrate varietà resistenti come i Cabernet carbon e Cabernet Cortis messe a punto in Germania negli anni ‘80-’90), ma si perde il riferimento “nobiliare” introducendo menzioni più esotiche (e meno comprensibili).

Un compromesso che concilia la necessità tutta italiana di proteggere le varietà tradizionali e che consente ai titolari delle registrazioni di utilizzare gli stessi nomi in tutti i mercati di riferimento.

Vcr sostiene l’attività di miglioramento genetico della vite di Iga fin dall’origine. A spingere il più grande produttore mondiale di barbatelle (67 milioni all’ anno) verso questi vitigni resistenti di nuova generazione, dopo alcune esperienze negative in passato, è stata proprio la possibilità di unire sostenibilità e qualità. Con le nuove varietà è infatti possibile abbattere il numero dei trattamenti dagli oltre 30 registrati nell’ultima annata ai soli due consigliati per abbassare il potenziale d’inoculo. «Con la selezione clonale – afferma Eugenio Sartori di Vcr– non è possibile ottenere una resistenza genetica nei confronti delle malattie, al massimo una minore sensibilità indotta».

«La vite – ribadisce Michele Morgante di Iga – non può fare a meno del miglioramento genetico. Il prezzo del fatto che i vitigni coltivati abbiano ormai parecchi secoli di storia si paga in termini di consumo di fungicidi, visto che la vite è la coltura che ne fa più ricorso».

 

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